Cabras

  • Home
  • Età fenicio-punica (VIII sec. a.C. - 238 a.C.) - Età romana (238 a.C. - 476 d.C.)

Area archeologica di Tharros

La città di Tharros è situata nella penisola di Capo San Marco, che, assieme alla contrapposta punta di Capo Frasca, delinea l’ampio golfo di Oristano, chiamato localmente mare morto.

Il centro urbano si stende appunto lungo la costa orientale della penisola, affacciandosi sul mare morto, disposto sulle pendici dei rilevamenti di Su Muru Mannu e della Torre di San Giovanni, che lo proteggono parzialmente dal forte vento di maestrale (figg. 1-2).

1
Fig. 1 - Il Golfo di Oristano con l’indicazione dei due promontori che lo definiscono (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)
2
Fig. 2 - La penisola di Capo San Marco vista da Nord: a sinistra parte dei resti della città; sulla destra il pendio del colle di San Giovanni (foto di Unicity S.p.A.)

I resti della città sono stati scavati solo parzialmente, per cui la ricostruzione dell’articolazione del centro urbano risulta carente in alcune parti, soprattutto per le età più antiche; queste, difatti, sono in parte coperte, in parte distrutte dalle successive costruzioni. Anche la fase di vita più tarda della città, di Età Bizantina, è assai poco documentata a causa dell'estrema modestia delle strutture, molto poco conservate. Quello che rimane, comunque, è sufficiente per restituirci l’immagine della città, o meglio le immagini delle diverse città che si sono susseguite nel tempo.

La penisola di Capo San Marco fu frequentata ed abitata in Età Nuragica e ci rimangono le tracce di insediamenti risalenti all’Età del Bronzo Medio, fra il 1600 ed il 1300 a.C., uno dei quali è situato nella parte più alta del colle di Su Muru Mannu, sottostante al tofet fenicio-punico, e che è stato fatto oggetto di indagini di scavo. Si tratta di un piccolo numero di capanne circolari, sia singole che accorpate attorno ad un cortile, ma non si è sicuri dell’esistenza di un nuraghe (figg. 3-4).

I materiali rinvenuti in situ permettono di datare solo le fasi iniziali del villaggio nuragico, dal momento che l’insediamento del successivo tofet punico ha portato alla distruzione dei livelli finali di vita, ma numerosi frammenti ceramici ritrovati sparsi nella zona consentono di affermare che la vita del villaggio giunse almeno sino all’VIII sec. a.C.

3
Fig. 3 - Il villaggio nuragico dall’alto (foto di Unicity S.p.A.)
4
Fig. 4 - Una capanna del villaggio nuragico (foto di Unicity S.p.A.)


La porzione di territorio in cui si situa Tharros fu al centro di contatti assai precoci con il mondo esterno all’isola, per tutta una serie di motivi. Uno dei principali è dovuto all’andamento dei venti e delle correnti marine, che fanno sì che la rotta di ritorno dalla penisola iberica verso Oriente tocchi le isole Baleari e giunga esattamente all’altezza del Golfo di Oristano. Qui le navi trovavano un approdo riparato, con un entroterra ricco di risorse e fittamente popolato; una situazione quindi, molto favorevole per rapporti e scambi commerciali.

Lo scalo principale, poi trasformato in porto ed individuato solo di recente, era situato nella laguna di Mistras (fig. 5), distante poco più di tre chilometri a Nord-Est di Tharros.

5
Fig. 5 - Localizzazione della Laguna di Mistras, dove è stato individuato il porto di Tharros (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)

Non è stata ancora definita con precisione l’epoca della nascita di Tharros come centro urbano vero e proprio. La presenza di genti vicino-orientali, in prevalenza fenicie, è attestata con frequenza sin dall’VIII sec. a.C., ma sembra di poter riconoscere una tipologia di frequentazione che prevedeva lo stanziamento dei nuovi arrivati presso le comunità locali, senza la creazione di nuovi insediamenti.

Sulla base delle nuove ricerche, soprattutto nelle necropoli meridionale e settentrionale, e sulla revisione dei vecchi dati, la nascita della città fenicia di Tharros è stata ricondotta ai decenni finali del VII sec. a.C.

Di questo centro non è rimasto niente, sconvolto e ricoperto dai massicci interventi urbanistici successivi, e le uniche testimonianze ci giungono dai due nuclei di necropoli, prevalentemente quella settentrionale, purtroppo quasi completamente devastati dagli scavi ottocenteschi (figg. 6-7).

6
Fig. 6 - Lo scavo della necropoli settentrionale di Tharros (da Del Vais, Fariselli, 2012)
7
Fig. 7 - Tomba fenicia a cremazione della necropoli settentrionale di Tharros (da Del Vais, Fariselli, 2012)


La presenza di oggetti di origine esterna all’isola, orientali, etruschi e greci sia nelle tombe che nell’entroterra inteso nel senso più ampio dell’espressione, ci offre l’immagine di un centro di rilevante importanza.

Importanza che si accresce notevolmente nella successiva Età Punica, di cui possediamo una buona documentazione.

È opportuno premettere che i nuclei della città sinora indagati (anche se non completamente) con lo scavo sono distinti in due settori principali: A) il colle di Su Muru Mannu e B) la parte alla base dei colli di Su Muru Mannu e di San Giovanni; tra di loro si stendono isolati di abitazioni ed edifici pubblici delineati dal sistema viario di Età Romana, ancora da mettere in luce (fig. 8).

8
Fig. 8 - Il sito di Tharros, con la localizzazione dei due settori dell’abitato presi in esame (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)


Iniziando dal colle di Su Muru Mannu, incontriamo l’opera di fortificazione meglio conservata della Sardegna. La sommità del rilevamento è infatti contornata da una cinta muraria conservata nei lati occidentale e settentrionale. La struttura è imponente, costruita in grandi blocchi irregolari di basalto sovrapposti a secco, ed è stata fatta oggetto già in antico di lavori di sistemazione e ristrutturazione (fig. 9). Sul lato occidentale, in cui appare anche un'intenzione decorativa data dall’inserzione di blocchi regolari in arenaria chiara, si apriva una postierla (fig. 10) che fu occlusa verso il 50 a.C.

9
Fig. 9 - Il tracciato delle fortificazioni di Su Muru Mannu (foto di Unicity S.p.A.. Rielaborazione C. Tronchetti)
10
Fig. 10 - Il muro punico con la postierla occlusa in epoca romana (foto di Unicity S.p.A.)

Di fronte a questo muro ne corre un altro, edificato con la medesima tecnica, che compone con il precedente un lungo fossato (fig. 11). In precedenza questa fortificazione era ritenuta di epoca punica, ma le indagini più recenti inducono ritenere che l’aspetto attuale sia quello della sistemazione di età repubblicana romana del II sec. a.C.

Cessati i motivi che avevano condotto ad un’opera di tale impegno, il fossato venne defunzionalizzato e parzialmente colmato subito dopo la metà del I sec. a.C. Di fronte alla postierla venne eretta una piccola camera funeraria e il fossato venne occupato da una necropoli romana di prima Età Imperiale costituita prevalentemente da tombe a cupa (figg. 12-13).

11
Fig. 11 - Il muro di controscarpa del fossato (foto di Unicity S.p.A.)
12
Fig. 12 - La camera funeraria nel fossato, che ostruiva la postierla delle mura (foto C. Tronchetti)
13
Fig. 13 - La necropoli di età imperiale nel fossato (foto di Unicity S.p.A.)

Lo spazio dietro il muro di fortificazione, dove si trovava il villaggio nuragico, viene occupato in Età Fenicia e Punica per le deposizioni del tofet. Questo, privo di opere strutturali, prevedeva la deposizione di urne con resti di cremati (fig. 14) e la posa in opere di stele scolpite. In Età Romana quest'area fu interessata da costruzioni di carattere imprecisato e molte stele furono riutilizzate per formare il basamento di un edificio (fig. 15).

14
Fig. 14 - Il tofet in corso di scavo (foto Archivio Soprintendenza Archeologica)
15
Fig. 15 - Basamento di edificio romano costruito con le stele del tofet punico (foto di Unicity S.p.A.)


Immediatamente a meridione del tofet si stende uno spiazzo non edificato, un tempo legato all’accesso alla città dalla cinta muraria, adesso riconosciuto come un piccolo anfiteatro in origine circondato da terrazzamenti in terra.

Nelle pendici meridionali del colle di Su Muru Mannu iniziano ad apparire in modo molto evidente i resti romani. Due grandi strade, lastricate in basalto e dotate di una fogna centrale che riceveva gli scarichi delle abitazioni adiacenti (fig. 16), dividono l’area in tre vasti isolati. Questi non sono ancora stati indagati dallo scavo, ma si riconoscono abitazioni nella parte più alta, ed edifici pubblici, tra cui una sicura struttura termale (fig. 17), nella zona più bassa.

16
Fig. 16 - Una strada della città romana; al centro la copertura moderna della fogna (foto di Unicity S.p.A.)

Il sistema viario di Età Romana, databile in piena Età Imperiale, scandisce il tessuto urbano della città in zone ben definite, distinguendo al centro un grande triangolo occupato verso il mare da strutture pubbliche di carattere sacro, verso il monte da abitazioni (fig. 18).

Il vertice nord-occidentale di questo triangolo si compone in una piazza, occupata al centro dal basamento di un piccolo edificio, verosimilmente un’edicola sacra, adesso perduto, su cui si affaccia il castellum aquae della città. Questo era in pratica una grande cisterna che riceveva l’acqua dall’acquedotto, ed aveva sulla fronte una fontana pubblica (figg. 19-20).

17
Fig. 17 - Sulla destra i resti di un edificio termale ancora da scavare (foto di Unicity S.p.A.)
18
Fig. 18 - L’isolato centrale triangolare (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
19
Fig. 19 - Il castellum aquae (foto di Unicity S.p.A.)
20
Fig. 20 - La facciata del castellum aquae con la fontana pubblica (foto di Unicity S.p.A.)


L’isolato triangolare racchiude, come detto, alcuni edifici sacri, fra cui spicca il Tempio delle semicolonne, di Età Punica (fig. 21), così denominato perché i lati lunghi sono scanditi da 

21
Fig. 21 - Il tempio delle semicolonne dall’alto (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
22
Fig. 22 - Tempio delle semicolonne: particolare della decorazione di un lato lungo (foto di Unicity S.p.A.)


semicolonne scolpite a rilievo nella roccia del basamento (fig. 22). Tutta la struttura, nel II sec. d.C., fu ricoperta e interessata da altre costruzioni adesso non più conservate.
A fianco dell’edificio descritto si trova uno spazio apparentemente vuoto, circondato su tre lati dalla roccia naturale tagliata, ed aperto verso la strada, definito dallo scavatore Gennaro Pesce “tempio di tipo semitico” per la particolare planimetria. Sono state individuate le fondazioni e i resti di muri di due piccoli ambienti sacri con tracce di pavimenti a mosaico, databile al III sec. d.C., circondato da un corridoio non pavimentato (figg. 23-24).

23
Fig. 23 - Cosiddetto “tempio di tipo semitico” (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
24
Fig. 24 - Cosiddetto “tempio di tipo semitico” (foto di Unicity S.p.A.)


Sul lato opposto della strada rimangono i resti di una verosimile struttura templare edificata nella seconda metà del I sec. a.C. sopra un podio di grandi blocchi, ricostruibile come un tempio con quattro colonne sulla fronte; le due colonne adesso visibili sono ricostruzioni di epoca contemporanea (figg. 25-26).

25
Fig. 25 - Il tempio romano repubblicano (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
26
Fig. 26 - L’area del tempio romano con le colonne ricostruite in epoca contemporanea (foto di Unicity S.p.A.)


Siamo nel cuore del centro urbano della Tharros romana, dove si accentrano i maggiori edifici pubblici. Sul lato a mare, oltre al tempio sopra descritto, si trova poco più a Nord, immediatamente adiacente la riva, un grande e mal conservato edificio termale, definito “terme n. 1” (figg. 27-28).

27
Fig. 27 - Le terme n. 1 (foto di Unicity S.p.A.)
28
Fig. 28 - Le terme n. 1 (foto di Unicity S.p.A.)


Questo edificio è stato sottoposto nel tempo a ristrutturazioni e riadattamenti, ma all’epoca dello scavo si leggevano ancora agevolmente gli ambienti riscaldati, mentre quelli destinati a bagni freddi erano già molto rovinati (figg. 29-30).

29
Fig. 29 - Le terme n. 1; con la lettera A sono indicati gli ambienti riscaldati (da Zucca 1984. Rielaborazione C. Tronchetti) 
30
Fig. 30 - Terme n. 1: bocca di un praefurnium (foto di Unicity S.p.A.)


In epoca tardo romana la parte settentrionale delle terme fu inglobata in una basilica paleocristiana, di cui rimane il fonte battesimale di forma esagonale, databile fra il V ed il VI sec. d.C. (fig. 31).

31
Fig. 31 - Il fonte battesimale paleocristiano (foto di Unicity S.p.A.)


La zona pubblica della città romana prosegue poi verso meridione, dove si trova un ulteriore edifico termale, meglio conservato, denominato terme di Convento Vecchio (fig. 32). Il nome forse deriva da un utilizzo tardo delle strutture come ricovero di monaci, l’unica traccia del quale è una tomba di Età Bizantina rinvenuta nel vano di accesso utilizzato come spogliatoio (fig. 33).

32
Fig. 32 - Zona pubblica costiera di Tharros: in alto il tempio romano; in basso le terme di Convento Vecchio (foto di Unicity S.p.A.)
33
Fig. 33 - Lo spogliatoio delle terme di Convento Vecchio con l’ingresso al frigidarium e, sulla sinistra, la tomba bizantina inglobata in una struttura moderna di calcestruzzo (foto di Unicity S.p.A.)


L’edifico manca di parte del suo settore orientale, che è stato eroso dal mare, ma conserva un buon elevato e consente di apprezzarne l’andamento planimetrico con il percorso tipico delle terme: spogliatoio, stanza per bagni freddi, ed un vano di passaggio per gli ambienti riscaldati (figg. 34-35).

34
Fig. 34 - Le terme di Convento Vecchio (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
35
Fig. 35 - Planimetria delle terme di Convento Vecchio: 1) apodyterium, 2) frigidarium, 3-5) calidaria, 6) tepidarium (da Zucca 1984)


Questo edificio fu costruito poco dopo il 200 d.C., periodo in cui le città romane della Sardegna conoscono un fervore di nuove costruzioni.
A monte delle terme di Convento Vecchio si alza il pendio del colle di San Giovanni, che fu interessato in Età Tardo-Punica e Romana, da interventi edilizi di notevole peso (figg. 36-37).

36
Fig. 36 - La sistemazione urbanistica del pendio del colle di San Giovanni (foto di Unicity S.p.A. Rielaborazione C. Tronchetti)
37
Fig. 37 - Edificio di culto sul pendio del colle di San Giovanni, dominato dalla torre spagnola (foto di Unicity S.p.A.)


Fra il III ed il II sec. a.C. fu creata un'ampia gradinata, di cui rimane adesso ben poco, che portava verso un tempietto con annesso porticato, denominato tempietto K, cui erano pertinenti le cornici architettoniche rinvenute ai piedi del pendio (figg. 38-39).

38
Fig. 38 - Cornici appartenenti alla decorazione architettonica del tempietto (foto di Unicity S.p.A.)
39
Fig. 39 - La planimetria del tempietto K (da Acquaro,.Finzi 1986)



In Epoca Romana Imperiale, fra il II ed il III sec. d.C., la struttura fu ampiamente rimaneggiata. Il portico fu diviso in ambienti, l’ingresso del tempio fu occluso e nella ristrutturazione furono impiegati materiali del primo edificio, fra cui i resti di un'iscrizione punica.

La restante area di Tharros è occupata dalle abitazioni di Età Romana e Tardo Romana, delle quali i lavori di sistemazione e adattamento, operati già in Età Antica, rendono complessa la definizione precisa (figg. 40-42).

Si apprezza l’accurata divisione della città in “quartieri”, distinti da strade pavimentate che si dipartono dalle vie principali, e sono dotate anch’esse di un efficiente sistema fognario (fig. 43).

40
Fig. 40 - L’abitato romano sul pendio del colle di San Giovanni, ad ovest del castellum aquae (foto di Unicity S.p.A.)
41
Fig. 41 - Il settore centrale di Tharros: sulla destra la zone pubblica, sulla sinistra le abitazioni (foto di Unicity S.p.A.)
42
Fig. 42 - Tessuto urbano della Tharros romana: una stretta via che serve case di abitazione (foto di Unicity S.p.A.)
43
Fig. 43 - La fogna di una strada minore, che scende dal pendio del colle di San Giovanni (foto di Unicity S.p.A.)


Le abitazioni, anche a causa delle situazione altimetrica molto variante del sito (fig. 44), si presentano con planimetrie differenziate (figg. 45-46) e dotate nella maggior parte dei casi di un secondo piano o di un soppalco.

44
Fig. 44 - Isolato di abitazioni di epoca romana (foto di Unicity S.p.A.)
45
Fig. 45 - Tipologia delle planimetrie principali delle case romane (da Marano 2013)
46
Fig. 46 - Casa romana appartenente alla tipologia 2 della fig. 45 (foto di Unicity S.p.A.)

L’approvvigionamento idrico era assicurato da un nutrito sistema di cisterne che raccoglievano l’acqua piovana (fig. 47) e di pozzi (fig. 48) che attingevano alle falde freatiche.

47
Fig. 47 - Cisterna romana (foto di Unicity S.p.A.)
48
Fig. 48 - Vera di un pozzo romano (foto di Unicity S.p.A.)

La lunga vita di Tharros è ben testimoniata nei mutamenti di uso delle strutture abitative, in alcune delle quali sono riconoscibili le tracce del decadimento del tessuto urbano da spazio di vita cittadino ad ambiente produttivo legato all’agricoltura (fig. 49), come indicano macine per la molitura dei cereali, che costituivano una fonte primaria di alimentazione.

49
Fig. 49 - Ambiente con macine per la molitura dei cereali (foto Archivio Soprintendenza Archeologica)

L’Età Vandala vede anche la ristrutturazione del quartiere pubblico sulle sponde del Golfo di Oristano, con la nascita di un edifico di culto nell’area delle terme n. 2 e verosimilmente di un convento nell’area delle terme di Convento Vecchio.

In Età Bizantina il centro urbano iniziò una decadenza che lo portò lentamente a morire, anche se rimane in uso in Età Medievale uno scalo marittimo, la cui localizzazione è incerta.

Sicura è la frequentazione dell’area in epoca medievale, come testimonia la chiesetta di San Giovanni di Sinis, il cui primo impianto risale al VI-VII sec. d.C. (figg. 50-52), e che fu ristrutturata nell’XI secolo. L’edificio di culto si trova sito nell’entroterra rispetto a Tharros, spostato di poco più di 500 metri verso Nord rispetto alle fortificazioni di Su Muru Mannu, e ripete in questo una tipologia di analoghi insediamenti religiosi, come la chiesa di Sant’Efisio a Pula, nelle immediate vicinanze della città di Nora (fig. 53).

50
Fig. 50 - La chiesa di San Giovanni (foto di Unicity S.p.A.)

 

51
Fig. 51 - Facciata della chiesetta di San Giovanni (foto di Unicity S.p.A.)
52
Fig. 52 - La chiesetta di San Giovanni (A) in relazione al colle di Su Muru Mannu (B) (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)
53
Fig. 53 - Pula, Nora. La localizzazione della chiesa di S. Efisio (A) rispetto all’abitato di Nora (B). (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti).

Anche se ormai la vita si era spostata altrove, il territorio era esposto alle scorrerie dei pirati saraceni, ed il re di Spagna Filippo II, nel quadro degli interventi per la protezione dell’isola, fece costruire la Torre di San Giovanni, che ancora oggi domina il sito (fig. 54). Non conosciamo la data precisa della costruzione, ma la torre è attestata in documenti dal 1591.

54
Fig. 54 - La torre spagnola di San Giovanni (XVI secolo) (foto di Unicity S.p.A.)


Altre testimonianze della città di Tharros ci sono fornite dalle necropoli fenicie e puniche, che si dispongono a Nord e a Sud dell’abitato. Il nucleo più antico sembra essere quello settentrionale (figg. 55-56), situato sulla sponda occidentale del promontorio, nell’attuale abitato di San Giovanni di Sinis, dove sono state rinvenute tombe puniche a cassone e tombe fenicie ad incinerazione (fig. 57).

55
Fig. 55 - Localizzazione della necropoli settentrionale di Tharros (A) rispetto al colle di Su Muru Mannu (B) (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)
56
Fig. 56 - La necropoli settentrionale di Tharros in corso di scavo (da Del Vais, Fariselli 2012)
57
Fig. 57 - Tomba fenicia a cremazione della necropoli settentrionale di Tharros (VII sec. a.C.) (da Del Vais, Fariselli 2012)

La necropoli meridionale è quella che ha maggiormente sofferto delle depredazioni ottocentesche, ed è costituita in massima parte da tombe di Età Punica (V-III sec. a.C.) ipogeiche, con accesso a pozzo, spesso caratterizzato dalla presenza di alti e stretti gradini disposti lungo una parete (figg. 58-60).

58
Fig. 58 - Localizzazione della necropoli meridionale di Tharros (A) rispetto al centro urbano (B) (da Google Earth. Rielaborazione C. Tronchetti)
59
Fig. 59 - Il nucleo principale della necropoli meridionale di Tharros (foto di Unicity S.p.A.)
60
Fig. 60 - Necropoli meridionale di Tharros: dettaglio dei pozzi di accesso alle camere funerarie (da Del Vais 2006)




 

Bibliografia

  • E. ACQUARO, Tharros tra Fenicia e Cartagine, in Atti del II Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Roma 1991, pp. 537-558
  • E. ACQUARO, C. FINZI, Tharros, Sassari 1986
  • S. ANGIOLILLO, Mosaici antichi in Italia. Sardinia, Roma 1981.
  • P.BARTOLONI, Fenici e Cartaginesi nel golfo di Oristano, in Atti del V Congresso Internazionale di Studi Fenici e Punici, Palermo 2005, pp. 939-950.
  • P. BERNARDINI ET ALII, Tharros: indagini nell’area dell’anfiteatro romano, in The Journal of Fasti on line (www.fastionline.org/docs/FOLDER-it-2014-313.pdf)
  • R. CORONEO, San Giovanni di Sinis, in V. FISHER (ed.), Chiese cruciformi bizantine della Sardegna, Cagliari 1999, pp. 37-39
  • C. DEL VAIS, Per un recupero della necropoli meridionale di Tharros: alcune note sugli scavi ottocenteschi, in E. ACQUARO ET ALII (edd.), La necropoli meridionale di Tharros – Tharrica I, Bologna 2006, pp. 8-41
  • C. DEL VAIS, Nuove ricerche nella necropoli settentrionale di Tharros (campagne 2010-2011): l’Area A, in ArcheoArte, 2, 2013, pp. 333-334
  • C. DEL VAIS, A.C. FARISELLI, Nuovi scavi nella necropoli settentrionale di Tharros (loc. S. Giovanni di Sinis, Cabras – OR), in ArcheoArte, 1, 2010, pp. 305-306
  • C. DEL VAIS, A.C. FARISELLI, La necropoli settentrionale di Tharros: nuovi scavi e prospettive di ricerca (campagna 2009), in ArcheoArte, supplemento al n. 1, Cagliari 2012, pp. 261-283.
  • C. DEL VAIS, P. MATTAZZI, A. MEZZOLANI, Tharros XXI-XXII. Saggio di scavo nei quadrati B2.7-8, C2.7-8: la cisterna ad ovest del cardo, in Rivista di Studi Fenici XXIII (supplemento), 1995, pp. 133-152
  • C. DEL VAIS ET ALII, Tharros: saggio di scavo sul cardo maximus, in OCNUS. Quaderni della Scuola di Specializzazione in Archeologia, III, 1995, pp. 193-201
  • C. DEL VAIS ET ALII, Ricerche geo-archeologiche nella penisola del Sinis (OR): aspetti e modificazioni del paesaggio tra preistoria e storia, in Atti del II Simposio “Il monitoraggio costiero mediterraneo: problematiche e tecniche di misura”, Firenze 2008, pp. 403-414
  • ENCICLOPEDIA DELL’ARTE ANTICA CLASSICA E ORIENTALE, s.v. Tharros (1966)
  • ENCICLOPEDIA DELL’ARTE ANTICA CLASSICA E ORIENTALE (SUPPLEMENTO), s.v. Tharros (1997)
  • A.M. GIUNTELLA, Materiali per la forma urbis di Tharros tardo-romana e altomedievale, in P.G. SPANU (ed.), Materiali per una topografia urbana. Status quaestionis e nuove acquisizioni, Oristano 1995, pp. 117-144
  • M. MARANO, L’abitato punico romano di Tharros (Cabras-OR): i dati di archivio, in A.C. FARISELLI (ed.), Da Tharros a Bitia. Nuove prospettive della ricerca archeologica, Bologna 2013, pp. 75-94.
  • A. MEZZOLANI, L’approvvigionamento idrico a Tharros: note preliminari, in E. ACQUARO ET ALII (edd.), Progetto Tharros, Roma 1997, pp. 122-130
  • G. PESCE, Tharros, Cagliari 1966
  • V. SANTONI, Tharros XI – Il villaggio nuragico di Su Muru Mannu, in Rivista di Studi Fenici, XIII, 1985, pp. 33-140
  • P.G. SPANU, La Sardegna bizantina tra VI e VII secolo, Oristano 1998, pp. 78-96
  • P.G. SPANU, R. ZUCCA, Da Tarrai polis al portus santi Marci: storia e archeologia di una città portuale dall’antichità al Medioevo, in A. MASTINO ET ALII (edd.), Tharros Felix 4, Roma 2011, pp. 15-103.
  • A. TARAMELLI, Edizione Archeologica della Carta d’Italia al 100.000. Foglio 216, Capo San Marco, Firenze 1929
  • C. TRONCHETTI, Tharros – Lo scavo della postierla e dell’edificio funerario nel fossato – Anno 1981, in Tharros XXIV – Rivista di Studi Fenici XXV (supplemento), 1997, pp. 39-42.
  • E. USAI, R. ZUCCA, Nota sulle necropoli di Tharros, in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, XLII, 1986, pp. 3-27
  • R. ZUCCA, Tharros, Oristano 1984
  • R. ZUCCA, Testimonianze letterarie ed epigrafiche su Tharros, in Nuovo Bullettino Archeologico Sardo, I, 1984, pp. 163-177
  • R. ZUCCA, La necropoli fenicia di San Giovanni di Sinis, in Riti funerari e di olocausto nella Sardegna fenicia e punica (= Quaderni della Soprintendenza Archeologica di Cagliari e Oristano 6/1989, supplemento), pp. 89-107.

Crediti

Coordinamento scientifico
dott. Carlo Tronchetti

Menu